Ricomincio da zero

Strano a dirsi, strano come la vita, delle volte, sappia guidarti in una direzione piuttosto che un’altra. E tutto questo in un tranquillo pomeriggio di fine febbraio. Quando fuori si respira l’aria di un’insensata primavera fuori stagione, e le urla dei bambini che escono da scuola ti ricordano che, forse, sarebbe l’ora di pranzare. Ma la voglia di buttare giù un boccone oggi va proprio a farsi fottere.

Sono ore che cerco invano di rianimare il mio hard disk esterno. Per la precisione 4 ore e 36 minuti. Lo so bene perchè stavo per uscire quando ho deciso di fare un ultimo salvataggio del file su cui stavo lavorando. Un’abitudine che negli anni ha sempre più assunto le sembianze di una maniacale ossessione. Beh, gli errori si pagano a caro prezzo. E circa un anno fa un mancato salvataggio mi è costato due lunghissime nottate. Puff! Salta l’interruttore, maledico venticinque volte la lavatrice e il forno acceso causa del sovraccarico di corrente, riaccendo il  laptop, vado a colpo sicuro sul mio bel file esposto fieramente sul desktop. File corrotto. Fine della storia.

L’orologio segna le 9.23 quando uno strano messaggio di errore nel trasferimento del file comparso sullo schermo mi fa balenare negli occhi il terrore di vecchi fantasmi del passato.

Ci riprovo, magari è la porta USB un pò danneggiata. Magari se provo a riavviare il sistema, funziona. Sè…come se riavviare sia la bacchetta magica a tutti i problemi. Dovrebbero dotarci, al momento della nascita, di un pulsante “Riavvia il sistema”. Hai un problema? Riavvia il sistema. La tua ragazza ti pone di fronte ad un interrogativo scomodo? Riavvia il sistema. E’ lunedì? Riavvia il sistema. No, in quel caso credo non servirebbe a nulla. Non c’è scampo all’arrivo del lunedì.

Non c’è scampo neppure alla sfilza di giustificazioni che il mio cervello inizia a cercare per coprire l’evidenza che c’è qualcosa che non va. Qualcosa di molto brutto. Qualcosa che so benissimo cos’è, ma che non voglio ammettere.

Il mio hard disk non dà più segni di vita.

Fine. Caput.

Due anni di lavoro, ricordi, fotografie buttati nel cesso, con tanto di scarico. Ho letto in internet che c’è la possibilità di recuperare parzialmente il contenuto, ma che l’operazione è parecchio delicata e, per di più, molto costosa.

Sono le 13.59 quando decido, contro la mia indole, che non c’è più niente da fare. Sapete, io sono arrivato a credere che ogni avvenimento nella nostra vita, sia esso gioioso o infelice, non capiti mai per caso. MAI.
E che neppure capiti in un momento sbagliato. Semplicemente perchè non esiste un momento sbagliato. Per come la vedo io, se qualcosa si verifica in un dato momento, è perchè doveva verificarsi in quel momento! E’ la quadratura del cerchio, un mosaico che senza quel tassello, probabilmente, sarebbe rimasto incompleto. Anche se il più delle volte è davvero difficile trovare un senso ad episodi spiacevoli.

Cosa ne ho ricavato da tutta questa storia? Lo dice il titolo del mio post: RICOMINCIO DA ZERO. Datemi pure del pazzo (nel qual caso mi fareste solo un grazioso complimento), ma penso che in un momento della mia vita come questo, sballottato da una parte e dell’altra in un fiume in piena di punti interrogativi ed esclamativi, avevo bisogno di un segno forte, chiaro. L’ho interpretato così: chiudere col passato, dimenticare tutto e andare avanti. Su una nuova rotta, perchè no? Fanculo alle paure e alle insicurezze.

E ricomincio da qui.
Con un nuovo articolo, il primo dell’anno, il primo di una lunga serie.
Con un hard disk immacolato, divenuto ormai una scatola vuota a prendere polvere.
Una tazza di tè fumante alle due del mattino.
E un sogno a cui, questa volta, non voglio rinunciare.

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