Momenti autobiografici #1 – La mia infanzia

Raffaele nasce nel lontano 1986 in provincia di Foggia. Consapevole che questo da solo non possa costituire il suo curriculum, decide di interessarsi a qualcosa. Dopo anni buttati a incastrare mattoncini Lego e ad affinare la sua tecnica, peraltro discutibile, nel gioco delle biglie, a otto anni scopre Topolino. Sbarazzino, ma determinato, il personaggio Disney più amato della storia, ben presto, diventa suo nuovo eroe, fonte d’ispirazione e motore di una maniacale, esasperata ricerca collezionistica. Con Topolino, il piccolo Raffaele abbandona del tutto la sua incerta carriera nel mondo del calcio rionale, e con essa le ambizioni di diventare portiere della Nazionale.

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La sua prima fonte d’ispirazione (fonte: Google)

 

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Il periodo “buio” dell’artista (fonte: Google)

 Il suo estro creativo lo porta a reinventarsi artista, abbozzatore, fumettista, scrittore. Da quadretti autobiografici a soggetti disneyani, il foglio di carta rimane per lungo tempo il suo mezzo principale di scoperta e apprendimento. Scrive e disegna decine di fumetti e copertine su quaderni A5, le sue storie ritraggono personaggi incerti, ancora abbozzati e malamente sbavati, prevalentemente copie senz’anima di fumetti triti e ritriti.

Ma cosa si può pur pretendere da un bambino di otto anni, cresciuto a Nutella e Power Rangers! Frustrato dalla mancanza di inventiva, il giovane artista piomba in un periodo di sconforto e profonda delusione, che si manifesta in rappresentazioni di nature morte, omini stilizzati e deliranti motivi geometrici. Segnato nell’anima, riabbraccerà, in questi anni, l’idea di tornare a conquistare il suo pubblico a suon di parate mirabolanti e ginocchia squarciate.

Ma si sa, la vita sa sempre come sorprenderti. Anche quando sei bambino.

 


E’ il 1993 quando Steven Spielberg, con il suo primo Jurassic Park, spopola ai botteghini, affermandosi come la prima vera esperienza cinematografica a fare uso dell’allora neonata Computer Grafica. L’uscita del film proietterà le nuove generazioni (e non solo) verso una vera e propria “dinomania”, i cui effetti dilaganti e inarrestabili non risparmieranno il giovane Raffaele, ancora in cerca di nuovi stimoli ed entusiasmanti novità.

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Scena tratta dal film “Jurassic Park”  (fonte: Google)

A partire da questo momento,  le mastodontiche creature preistoriche diventeranno un pallino fisso. Anche nella sua espressione artistica.

Passa interi pomeriggi a riempire voracemente pagine e pagine di T-Rex, Velociraptor, Brontosauri… Il Giurassico sembra essere diventato il suo mondo, tanto lontano eppure tanto vicino da esserci dentro, da costruirci racconti, da perdersi in fantasmagorici viaggi mentali. Raffaele legge, si documenta, testa china sulla sua amata enciclopedia: dove non arriva Internet, che ancora fatica ad affermarsi come mezzo di comunicazione globale, arriva il suo spirito di scoperta!

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Splendido esemplare di reperto fossile sopravvissuto dopo 65 milioni di anni nella camera di Raffaele (All rights reserved © 2016 Raffaele Renzulli)

Più avanti con gli anni, costringerà i suoi a regalargli la riproduzione in scala di uno scheletro di Tyrannosaurus Rex, che ancora conserva gelosamente. Centoventi pezzi di puro delirio, assemblati, incollati e messi in piedi in mezza giornata. Roba da montatori di mobili IKEA.

Totalmente folgorato da questo mondo, accantona i suoi vecchi Topolino, ritenuti ormai obsoleti e declassabili a “materiale da mercatino dell’usato”. In effetti, nell’estate del ’93 Raffaele si improvvisa venditore di strada, allestendo un banchetto davanti al portone di casa con decine di giornalini a 500 lire e altre simpatiche cosine di discutibile utilità.

È Toy Story nella vita reale. È la storia di Andy e Woody, la storia di ogni ragazzino. Si innamora di un giocattolo, lo custodisce con gran cura e poi…puff, svanisce la magia. In un attimo quel giocattolo finisce in un vecchio cartone in cantina o peggio ancora nella spazzatura. E questa sorte, ahimè, sarebbe toccata anche alle benamate bestioline preistoriche, non sepolte da una seconda ondata di estinzione, bensì dall’inesorabile corso delle mode passeggere.

 


Quarta elementare. Pomeriggio di ottobre. Il giovane Raffaele è a casa del suo migliore amico intento a fare i compiti. La sua attenzione viene rapita da un curioso libro dalle pagine verde fluo riposto su una mensola. La copertina, incurvata dall’uso, lascia intravedere un titolo a caratteri cubitali, leggermente in rilievo. Avvicinandosi, due occhi minacciosi e apparentemente incandescenti lo scrutano, immersi nell’oscurità di un lavandino. Spostando lo sguardo più in basso, la scritta Un Mostro In Cucina fuga ogni dubbio sulla natura della creatura illustrata. Incuriosito, inizia a sfogliare il libro, incurante della presenza del suo amico

“Piccoli Brividi…forte! Me lo presti solo per qualche giorno?”

Questa domanda, questa precisa domanda segnerà l’inizio di una nuova, entusiasmante passione!

Il 1995 è entrato nella memoria di ragazzini ed adolescenti come l’anno di uscita della collana Piccoli Brividi, una serie di libri per ragazzi a carattere horror (si fa per dire) scaturiti dalla penna dell’autore statunitense R. L. Stine. Straordinario successo internazionale, i libri della serie hanno venduto oltre 500 milioni di copie in tutto il mondo, imponendosi nell’immaginario collettivo dei ragazzi come “libri che dovevi possedere per non essere considerato uno sfigato”. E sappiamo bene quanto i ragazzini sanno essere perfidi a quell’età!

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La collezione tanto ambita (fonte: Google)

Raffaele vuole averli tutti, un pò come i Pokemon. Ma deve fare i conti con la realtà!  Il suo approccio a questo piccolo Sacro Graal si può riassumere grosso modo così: SCOPERTA > ENTUSIASMO INCONTROLLATO > DESIDERIO > INSUFFICIENTI RISPARMI > MAGGIORE DESIDERIO.

Come colmare allora questo vuoto, direte voi? Ma ovviamente con la fantasia e la creatività. Quella, al contrario degli spiccioli, non gli è mai mancata.

Davanti agli scaffali dell’unica libreria nel suo paese ad averli, Raffaele restava ipnotizzato, come colpito da qualche bislacco incantesimo, quasi sicuro dovuto più alla bellezza delle illustrazioni che al contenuto del libro. Chiare, vibranti, eccezionalmente evocative. E sognava, sognava…la mente viaggiava verso racconti assurdi ai limiti del soprannaturale, che prendevano vita una volta tornato a casa. Nero su bianco, poche paginette, una decina al massimo, con tanto di copertina disegnata a mano.

La potenza di un’illuminazione.

E del fregarsene. Si, perchè poco contava che quei racconti non fossero fedeli agli originali. E che nessuno li avrebbe mai letti, custoditi come tesori dentro le pagine sgualcite di un’agenda. Quelli erano i SUOI Piccoli Brividi! 

L’anno successivo riceverà in regalo per il suo compleanno il suo primo, vero libro della serie, Il Mistero Dello Scienziato Pazzo, divorato in una mattinata. Prepotentemente entrato nella sua vita senza chiedere il permesso, il mondo horror sembra non volersene andare. Crescendo, lo sbarbatello Raffaele inizia ad avvicinarsi agli horror movie, nel tentativo quanto mai pretenzioso di dimostrarsi all’altezza anche della pellicola. Ma non è ancora preparato, porca paletta! Non prova ribrezzo per teste mozzate, splatter o schizzi di sangue…ma i momenti di suspense, nossignore, quelli ancora non li regge. I silenzi troppo prolungati nei film horror lo terrorizzano, ma impara a combatterli parlandoci sopra.

“Fuggi da lì!” dando addirittura suggerimenti al protagonista, oppure..

“Si…tanto lo so che c’è qualcuno lì dentro, non mi freghi!”

E puntualmente il classico jump-scare è dietro l’angolo, pronto a farlo balzare di terrore sulla sedia, nel cuore della notte e lontano dall’occhio circospetto di sua madre, ignara di tutto. Nonostante questo, non smette di guardarli. Facendosi tendina sugli occhi con una mano, fischiettando nella spasmodica attesa di uno spavento improvviso, sempre con il fiato sospeso. Ma continua comunque a guardarli.

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Un’infanzia “rovinata” grazie a Pennywise, il clown assassino del film IT (fonte: Google)

La verità è che i film horror o li si ama o li si odia. Qualcuno li ripudia, altri li guardano per una strana forma di masochismo, qualcun’altro li osserva con l’occhio clinico e cinico dell’esperto.

Raffaele non sa perchè li guarda, ma sa che non può farne a meno. Forse per quell’insolito senso di adrenalina che all’età di dieci anni ancora poche cose riescono a regalarti.

La consacrazione definitiva al mondo horror avverrà qualche anno dopo, nel ’99, grazie ad un altro episodio 5306654c068b7bdb448968541e9cacc6-jpg-feste_di_sanguefortuito. Questo episodio porta il nome di Dylan Dog, serie di albi a fumetti creati da Tiziano Sclavi ed incredibile successo editoriale in Italia, secondo solo a “Tex” nella classifica delle vendite. Esposto in prima fila, all’interno di una vetrina, quella ristampa numero 87 non era passata inosservata al nostro Raffaele, quando quella domenica, subito dopo la messa, si accingeva a recarsi in edicola. Avrebbe investito la sua paghetta settimanale, come di consueto, nell’ennesima bustina di figurine e pacchetto di caramelle gommose. Ma non quella domenica. La creatura agghiacciante ritratta in copertina, avvinghiata coi suoi tentacoli sul povero Dylan, sembrava frutto di una malefica metamorfosi, il prodotto, forse, di un esperimento. Raffaele lo avrebbe scoperto qualche ora dopo, acquistando quel numero.



La sua arte ne porterà inconfondibilmente l’impronta, sempre più indirizzata verso uno stile comic. Per molti anni, soggetti grotteschi ed esseri mostruosi saranno i protagonisti dei suoi disegni. E anche delle sue storie.

Perchè la voglia di scrivere non l’ha mai persa.

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Alcuni dei bozzetti ispirati al mondo di Dylan Dog (All rights reserved © 2016 Raffaele Renzulli)

 

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